Deportati a Mauthausen.

Martedì 9 gennaio si è svolta la 63° commemorazione dei deportati della F.Tosi.
La Franco Tosi era ed è una storica fabbrica meccanica del legnanese,nata sul finire del 1800 è ancora attiva anche se la sua forza lavoro è ridotta a circa 200 operai.Nel suo periodo d’oro di operai ne impiegava 5000.Mio padre,fiero operaio del reparto Radiologico,mi racconta che quando è stato assunto,negli anni ’50,usciva dalla ditta in tuta da operaio perchè quella tuta attirava le ragazze.Lavorare alla Tosi,infatti,voleva dire “avere il pane a vita” e quindi ti rendeva più appetibile.
La commemorazione ricorda la deportazione di nove dipendenti.
Nei primi giorni di gennaio del ’44 gli operai della F,Tosi decisero di scioperare per ottenere migliori condizioni di lavoro.Nel legnanese nello stesso periodo le azioni Partigiane si facevano di giorno in giorno più numerose e importanti,regnava quindi un certo nervosismo tra le fila dei nazifascisti.Fu con queste premesse che l’allora Generale delle S.S. Zimmerman decise di sbloccare la situazione con la forza.Era il 5 gennaio.I Tedeschi,spalleggiati dai fascisti entrarono nella F.Tosi,i lavoratori si fecero trovare sul piazzale,la tensione era alta ma i lavoratori non si mossero.I tedeschi, allora, piazzarono le mitragliatrici e spararono in aria disperdendo la folla. Subito dopo cominciò la caccia ai membri della commissione interna. Circa ottanta persone vennero caricate sui camion e trasportate al carcere S. Vittore.Quasi tutti furono rilasciati tranne nove persone, i membri della Commissione Interna che dopo qualche giorno furono deportati a Mauthausen.Solo due di loro,Paolo Cattaneo e Natale Morandi torneranno a casa, agli altri toccò una morte atroce, di fame di stenti e di maltrattamenti.I loro nomi,Pericle Cima,Alberto Giuliani,Carlo Grassi,Antonio Vitali,Francesco Orsini,Angelo Sant? Ambrogio,Ernesto Venegoni.
Venegoni Ernesto era mio nonno.
Mio padre a mia zia ricordano poco di quei giorni…
La sera non tornò a casa e loro pensarono subito al peggio.Non volle assolutamente mettersi al sicuro,ricordo che rispose a mia madre:”Non ho fatto nulla di male,perchè dovrei nascondermi?”
Mio nonno era stato rinchiuso nel settimo raggio del carcere di S. Vittore,quello dei prigionieri politici.E di li a pochi giorni fu deportato nel lager di Mauthausen.Morì per le pessime condizioni di vita il 27 marzo del ’45.Mia nonna seppe della sua morte dalla lettera di Ernesto Boccaccio di Torino,suo compagno di prigionia con il quale scambiò ancora qualche lettera.
Uno stralcio della lettera.
“Ed ora ritornando al caro scomparso,vi posso assicurare che sempre si ricordò con grande affetto di lei signora,dei suoi due bambini di suo fratello di tutti,insomma di tutta la famiglia.
Poi parlava spesso dei bambini e si spiegava che la bambina era buona,bruno il maschietto,tutti e due molto affezionati.
Soffrì molto a causa della brutta malattia senza avere alcun rimedio nè cura da parte di quelle belve e morì con lucidità di mente pensando a lei,signora,alla sua mamma che invocava nei momenti tristi,ai bambini.
Ed ora signora,smetto perchè questa lettera è molto dolorosa anche per me a scriverla.”
Quest’anno L’R.S.U. della Franco Tosi,per commemorare i deportati,ha deciso di non invitare politici o sindacalisti ma un artista,un musicista ed attore,Moni Ovadia.Questo l’inizio del suo bellissimo discorso…
“Ho formato la mia identità in posti come questo,in centinaia di fabbriche grandi e piccole.La mia attività ha senso solo se riesco a dare valore a ciò che dico e faccio:sono cresciuto come antifascista e morirò come antifascista.La memoria dell’antifascismo non serve per la nostalgia.Manifestazione di questo tipo costruiscono il futuro.Non si deve cercare di edulcorare il passato attraverso false salotterie televisive che cercano di inebetire i nostri giovani”.








